PERIPLO DEL PELMO

INTRODUZIONE:
Noto presso i cadorini come il ’l caregón del Padreterno, ovvero il trono di Dio, grazie alla sua forma simile a quella di un ampio e colossale scranno roccioso, il Pelmo (3149m) è caratterizzato dall’imponenza e dalla maestosità. A chi lo avvicina o lo ammira dalle vicine cime del Civetta e dell’Antelao, il Pelmo si presenta infatti come un massiccio di enormi proporzioni, isolato e potente, tanto da essere considerato una delle più solenni vette delle Dolomiti.
CENNI DI STORIA:
Il Pelmo venne salito nel 1857 dal grande pioniere inglese John Ball (1818-1889), che con questa impresa inaugurò l’era alpinistica nelle Dolomiti Orientali e che l’anno dopo diventerà il primo Presidente del primo club alpinistico del mondo, il prestigioso Alpine Club.
Il Pelmetto, 2990m, situato appena più a ovest e detto anche “Pelmo minore”, è raggiunto solo nel 1896 dalle guide Clemente Callegari “Battistrada” (1838-1917) e Angelo Panciera “Mago” con il cliente Francesco Spada.
Un itinerario di grande importanza storica (perché segna il passaggio dalla arrampicata classica ad una concezione più sportiva dell’alpinismo), è la via aperta sugli appicchi nord del Pelmo da Felix Simon e Roland Rossi nel 1924, con difficoltà che sfiorano il VI grado.

Venerdì 6 settembre
PASSO STAULANZA-RIFUGIO VENEZIA

Partenza da Passo Staulanza (1768 m): percorreremo il sentiero CAI 472 che aggira a sud Pelmetto e Pelmo. Attraverso boschi e profumatissimi cespugli di pino mugo, in corrispondenza di un canalone ben visibile alla nostra sinistra troveremo una deviazione che ci porterà a vedere un sito preistorico di importanza nazionale dove noti studi hanno portato alla luce impronte di dinosauro ben visibili su alcuni massi che si sono staccati dal pelmetto. Torneremo indietro a riprendere il sentiero e arriveremo al rifugio VENEZIA.
DISLIVELLO 200 m
Tempo di percorrenza: ore 2,3
Difficoltà: T-E

Sabato 7 settembre
SALITA AL PELMO CENGIA DI BALL

Dislivello: Salita 1250m Discesa 1250m
Tempo di percorrenza: ore 10
Difficoltà: EEA – TRATTI DI I E II Grado di Arrampicata

Dal retro del Rif. Venezia (1946 m) si risale il sentiero 480 in direzione NO, prima su terreno coperto da mughi e poi su ghiaione, e si giunge così alla base dell’altissima Spalla Est. Prima di raggiungerla si trova un bivio: sulla destra, verso N, continua il sentiero 480 (sentiero Flaibani) che porta a Forcella di Val d’Arcia; a sinistra, invece, un sentiero meno marcato, ma comunque evidente, punta direttamente alla base delle rocce, raggiungendole in corrispondenza di una paretina gradinata di roccia chiara (2100 m; ore 0.20 dal rifugio).
Superata senza grandi difficoltà la breve parete, si raggiunge così la bancata con la quale ha inizio la famosa Cengia di Ball, che attraversa orizzontalmente l’intera parete Est.
Si comincia quindi a percorrere la lunga cengia in direzione S, lungo cornici roccioso-ghiaiose e tracce di sentiero, oltrepassando le rientranze formate da tre successivi canalini dove, nei tratti meno facili, si trovano infissi chiodi per eventuali manovre di assicurazione. Tutti i tratti più critici obbligano infatti a saliscendi molto esposti e al superamento di brevi interruzioni della cengia, e richiedono l’uso delle mani in appoggio e/o tenuta, per assicurare un maggiore equilibrio.
Il primo passaggio che obbliga – non senza qualche preoccupazione – ad abbassarsi rispetto al tracciato di cengia, è il cosiddetto “Passaggio dello Stemma” (è presente una targa commemorativa), attrezzato comunque con chiodi per chi volesse fissare delle corde.
Il secondo passaggio si trova invece poco oltre la metà della cengia, ed è un passaggio bloccato da una voluminosa sporgenza e da una brevissima interruzione della cengia stessa, superabile però abbastanza facilmente se ci si riesce ad assicurare con le mani alle buone prese presenti a destra e a sinistra della sporgenza stessa. In caso contrario, è comunque presente una corda (abbastanza bassa, però, rispetto alla sporgenza) che consente di superare il passaggio in sicurezza.
Nel fondo dell’ultimo canale, infine, si trova il passaggio chiave della cengia, il Passo del Gatto, dove una sporgenza della roccia costrinse Ball a procedere carponi, strisciando nella bassa spaccatura orizzontale della roccia. Oggi, invece, il passaggio è comunemente superato utilizzando la corda attrezzata dal rifugista (fino all’anno scorso erano presenti dei cordini fissati ai chiodi), che rende il superamento dell’interruzione relativamente facile, anche se non riduce la sensazione di forte esposizione.
In tutti e tre i passaggi sono comunque presenti chiodi su cui attrezzare ulteriori corde fisse.
Verso la fine della cengia, poi, non vanno sottovalutati alcuni passaggi su rocce molto lisce e scivolose, facilmente gestibili in condizioni di asciutto, ma decisamente pericolose in condizioni di umidità e di pioggia. In particolare, un passaggio da realizzare chinati (poiché per alcuni metri l’altezza del vano in cui scorre la cengia si riduce sensibilmente) si rivela particolarmente insidioso a causa dell’estrema scivolosità delle rocce. Suggeriamo molta attenzione, poiché NULLA annuncia il pericolo (siamo perfettamente in piano sulla cengia), se non la scivolosità delle rocce stesse.
Dopo questo tratto la cengia diviene più agibile, anche se sempre aerea ed esposta, e si conclude sul bordo inferiore del Valòn, un enorme vallone detritico compreso fra le due spalle del monte. È a questo punto che comincia il dislivello: il carattere della salita cambia infatti in modo radicale, e la traccia – segnata da numerosi ometti – conduce attraverso il ghiaione con numerosi zig zag fino ad arrivare a quota 2700 m circa sotto una fascia di salti rocciosi che collega la Spalla Sud alla Spalla Est. Seguendo la traccia e gli ometti, si superano quindi alcuni gradoni (I° e II°) e si raggiunge il circo superiore (il Vant), non visibile dal basso.
A questo punto si risale diagonalmente il Vant verso O (in direzione, cioè della sella di sinistra), e a quota 3000m circa si raggiunge l’arcuato ciglione occidentale del monte che unisce la sommità alla Spalla Sud del Pelmo. Piegando quindi a NNE, si percorre un breve tratto di cresta, indicato ancora una volta dalla traccia e dagli ometti, che offre gli ultimi adrenalinici momenti di esposizione: un passaggio sul filo della cresta con impressionante vista sul vuoto da entrambi i lati (attenzione al vento), e un passaggio di arrampicata per superare un salto di roccia verticale di poco meno di 2 metri (recentemente attrezzato con una corda, troppo sottile però per essere usata efficacemente a mo’ di canapone). Ed ecco che, dopo pochi minuti, si giunge in vetta (3159 m), da dove è possibile godere di un panorama mozzafiato: Civetta, Marmolada, Sella; Latemar, Catinaccio, Sassolungo; Croda Da Lago, Nuvolao, Averau, Lagazuoi e Tofane.
La discesa si svolge lungo la via di salita, e richiede un impegno di pari entità della salita: i brevi tratti di arrampicata vanno ridiscesi, e così i gradoni e il ripido vallone. Ma, soprattutto, va ripercorsa tutta la cengia, con i suoi saliscendi, la sua esposizione, le sue rocce scivolose e i suoi passaggi più esposti.
Note:
Salita lunga e fisicamente impegnativa, richiesta attenzione lungo la cengia di Ball, molto stretta ed esposta nei tre tratti interrotti e con appigli lisciati dall´uso. Lungo la cengia sono presenti una decina di chiodi in alcuni punti esposti (negli attraversamenti dei tre canali), ma non in tutti i punti non facili (obiettivamente improteggibili). Utili anche un paio di cordini lunghi per le numerose clessidre (spesso evidenziate da macchie a vernice) che possono essere usate lungo la cengia. Nel Passo del Gatto è presente una corda fissa abbastanza vecchia. Presente anche un chiodo (giallo) nella cresta terminale.

Domenica 8 settembre
RIF. VENEZIA-FORCELLA DI VAL D’ARCIA-PASSO STAULANZA

Dislivello: salita 700 m discesa 850 m
Tempo di percorrenza: ore 7
aDifficoltà: EEA

Inizialmente ripercorreremo il sentiero del giorno precedente il CAI 480 fino al bivio della Cengia di BALL. Lasciate le indicazioni per la Cengia ci dirigeremo alla nostra destra in direzione Nord della Forcella D’arcia 2476m solcando il sentiero attrezzato Flabiani. Inizia adesso il tratto più impegnativo e faticoso che porta ai 2.476 m della Forcella di Valdarcia, quota massima dell’anello. A metà di questo tratto una fune metallica agevola il passaggio su una cengia molto esposta, per scendere poi nel caratteristico catino di Valdarcia, un tempo occupato da un notevole ghiacciaio, ora quasi completamente ritirato.
All’estremità nord occidentale della conca, si ha lo spettacolare panorama sulla grandiosa e celebre parete nord. Successivamente s’abbandona il sentiero Flabiani, che verso nord porta alla forcella Forada ed al rifugio Città di Fiume, e si discende lungo il vasto ghiaione puntando alla base dello spigolo nord del Pelmetto; costeggiando la parete di quest’ultimo ci si riallaccia in breve al sentiero CAI 472 che velocemente riporta a Passo Staulanza.

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