Lunghezza a+r 22 km, dislivello a+r in salita 700mt, tempo a+r circa 7h, grado E .
Questa lunga traversata inizia dal Passo della Calla (1296 mt), un valico del crinale dell’Appennino tosco-romagnolo sullo spartiacque tra le valli del Bidente e del Casentino. E’ il più alto valico stradale di questo Appennino, attraversato dalla statale 310 del Bidente che collega le province di Forlì-Cesena e di Arezzo, aperto nel 1930. Si potrebbe considerare una camminata un po’ monotona, ma l’interesse naturalistico e paesaggistico la riabilitano rendendola piacevole e memorabile. Dal Passo della Calla si prende il sentiero 00 del C.A.I. in salita all’interno di una fresca faggeta. Dopo circa 1km si sbuca in un primo breve tratto aperto e pianeggiante , Pian delle Carbonaie (1397), per poi rientrare nel bosco di faggi fino al Poggione. I cartelli segnaletici ci indicano che stiamo delimitando la Riserva Naturale di Sasso Fratino: è una zona di bosco rigorosamente protetta creata nel 1959 e dove l’ambiente si evolve in maniera del tutto naturale senza che venga praticata alcuna attività forestale. Lo scopo della riserva (764 ettari) è quindi quello di mantenere integralmente gli equilibri naturali come erano le antiche foreste vergini . Si estende dai 650 mt di Campo alla Sega fino ai 1520 mt di Poggio Scali ed in gran parte impervia per le notevoli pendenze dei versanti. Da ricordare che ci troviamo nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Falterona e Campigna in cui è interdetto l’accesso se non per motivi di studio e c’è l’obbligo di mantenere il sentiero. Poco dopo si trova una nuova area di protezione integrale che è quella della Pietra, di minori dimensioni ma di grande interesse naturalistico. Oltrepassiamo Pian Tombesi (1465) e si prosegue sul crinale fino ad un primo punto panoramico che si affaccia sulle valli romagnole e le pianura adriatiche. Il secondo è sulla sommità di Poggio Scali (1520mt – 90’) con la sua cuspide sommitale coperta di praterie e nota per una bellissima ranuncolacea montana a fiori gialli. Nelle giornate terse si può spaziare dal territorio romagnolo- adriatico da un lato e le colline toscano-tirreniche dall’altro. Ora si scende tra faggete interrotte da qualche radura tra le quali spicca quella presso Fonte Porcareccio, con un acquitrino contornato da giunchi e popolato da larve. Si prosegue per il crocevia della Scossa (circa 6,5km dalla partenza) e sempre sullo 00 troviamo i prati di Giogo Seccheta, Prato al Soglio ( bella prateria d’alta quota) e in ripida discesa fino a Prato Bertone (1340) dove si lascia il sentiero 00 per la ripida discesa fino a vedere il vecchio muro di sassi che con la corona di altissimi abeti cinge il Sacro Eremo di Camaldoli (1104mt – 3h1/2)
Il Sacro Eremo è davvero bello : il muro di cinta, i tetti delle celle, il campanile sono ben integrati nella natura. Dobbiamo ricordare prima i francescani, i vallombrosani ed i camaldolesi poi hanno avuto grande cura dell’ambiente , la regola di quest’ultimi (1080) imponeva di ripiantare ogni anno 5.000 alberi e di usare il ricavato del legname venduto per migliorare la foresta. L’eremo fu la prima sede dell’Ordine Camaldolese e venne costruito in mezzo alla foresta da.Romualdo. Da segnalare la chiesa con facciata seicentesca, la cappella di S.Antonio ed al di là del cancello il cortile dell’eremo (non visitabile) in cui si trovano venti celle e piccole case separate in cui vivono gli eremiti. L’unica cella visitabile è quella di S.Romualdo. Dall’eremo è possibile raggiungere Camaldoli dove ha sede il Monastero (foresteria, chiesa , chiostro, biblioteca, farmacia, ecc). Per il ritorno è consigliabile il sentiero 74 fino a riprendere lo 00 prima di Prato Bertone e calcolando un tempo maggiore (circa 3h1/2 – 4 h).


