Tempo di percorrenza :4-5 ore
Inizio Percorso :Loc. Pratini
Dislivello :400mt
Il Parco regionale della Maremma si identifica principalmente nel Parco dell’Uccellina, quella bassa catena di colline che costituiscono l’ossatura della parte centro meridionale dell’area protetta. Fu Istituito dalla Regione Toscana nel 1975 con l’intento di creare un’area che conservasse la natura e nello stesso tempo fosse testimone dei secolari interventi dell’uomo, in particolare la bonifica di queste terre avvenuta dopo un lungo periodo di degrado ambientale e impaludamento. I primi ad operare furono i Medici dal 1537 ( con successo limitato), poi i Lorena dal 1737 ai primi del ‘900 con maggiore incisività , infine lo Stato Italiano che nel 1926 affidò i terreni all’Opera Nazionale Combattenti insediandovi una nutrita colonia di mezzadri veneti (106 famiglie di reduci). L’opera di risanamento proseguì negli anni a seguire finchè nel 1954 i poderi furono assegnati in proprietà ai contadini.
Il percorso unisce interesse naturalistico e architettonico rappresentato dalle rovine del monastero di S.Maria Alborense, oggi più conosciuto come S.Rabano (320 mt) che troveremo lungo questo itinerario, adagiato nella sella tra Poggio Uccellina e Poggio Lecci.
IL complesso, sorto nel XI secolo come insediamento benedettino cassinese, raggiunse il pieno sviluppo nel secolo successivo ad opera dei benedettini circestensi. La scelta di tale luogo è da mettere in relazione ad un piano di controllo territoriale, di sfruttamento delle risorse di cui questa zona era ricca e di sviluppo economico. Il monastero anticamente era raggiungibile tramite una strada lastricata detta la “Strada della Regina” che collegava l’antica via Aurelia al mare e di cui oggi ne rimangono solo due brevi tratti.
Nel 1307 i benedettini lasciarono il complesso ai Cavalieri di Gerusalemme che iniziarono grandi lavori di fortificazione , poi gli ordini monastici entrarono in crisi con conseguente abbandono dell’edificio che subì crolli e successivi insediamenti di cantieri perdendo però l’aspetto originario. Dell’antica abbazia sono in discrete condizioni solo la chiesa, il campanile, una torre di avvistamento, il resto è andato tutto in rovina. Dell’abitato circostante rimangono poche tracce nei boschi: cisterne e rovinati perimetri murari, poco più in basso i resti di una fonte ormai asciutta in una zona del bosco che prende il nome di Tre Fonti.
Il percorso si svolge quasi interamente nella macchia mediterranea , partendo da Località Pratini (luogo di sosta per l’autobus del parco) costeggeremo un oliveto e da qui procederemo immettendosi in un sentiero in salita all’interno di una zona di macchia alta fino a raggiungere un il punto più alto del parco Poggio Lecci (417m). Dopo la visita di S.Rabano inizia il ritorno che si svolge completamente in discesa per la località “Tre fonti” ed il tratto finale caratterizzato da zone sempre più aride, vegetazione folta, fino a scoprire zone a gariga costiera (tipiche formazioni cespugliose discontinue dei versanti esposti al sole), le splendide viste sulle Torri di Collelungo (sx) e di Castel Marino (dx).
Infine giungeremo all’oliveto di Collelungo, da qui il sentiero prosegue fino a al punto di partenza in località Pratini.
Le torri del parco della Maremma furono costruite fino dal XV secolo per contrastare la minaccia sempre crescente della potenza turca che era la maggior preoccupazione per i sovrani dell’epoca. Dobbiamo ricordare come la pirateria facesse parte della politica marinara dei governi dell’oriente che erano soliti spartire il bottino con i pirati stessi. Il numero delle torri esistenti non era sufficiente per garantire sicurezza tanto che, dopo il 1563, Cosimo I, concordando con la linea di condotta spagnola, inviò in Maremma i suoi ingegneri militari. Le torri, alte dai dieci ai quindici metri, vennero edificate ad una distanza non superiore alle tre miglia l’una dall’altra con una tecnologia costruttiva, salvo rare eccezioni, in pietrame a pianta quadrata e porta di ingresso dal lato più protetto, ovvero verso terra . Ancora oggi ne rimangono alcune a testimonianza : la Trappola, Castelmarino, Collelungo , Cala di Forno, Cannelle, Capo d’Uomo ecc.
