Monte Fo Moscheta

Segnatura sentiero :

MONTE DI FÒ – BADIA DI MOSCHETA

Domenica 20 marzo 2011

Lunghezza: 20 km

Sul crinale appenninico, tra storici passi e vecchi racconti
Escursione alquanto faticosa, da fare solo con tempo favorevole. Segue il cri­nale con bellissimi panorami, fra boschi cedui di faggio e ampie radure. Solo dopo il Giogo diviene agevole, per ampia pista forestale e larghe mulattiere.
Sulla S.R. 65 verso il Passo della Futa e, poco prima del Voltone, si giunge al punto dove, a sinistra, si stacca la vecchia strada militare. La si imbocca (sentiero GEA) e si sale arrivando velocemente ad un quadrivio.
Chi vuole continuare verso la Futa sull’Anello Principale deve invece prendere la stradella forestale, meno battuta, che volge legger­mente a sinistra. Si costeggia così la testata di una valletta dove in basso si trova la frazione di Badia, e si esce su una carrareccia, prove­niente dalla frazione suddetta, in un punto in corrispondenza di una curva verso sinistra. Continuando in salita per la carrareccia, si esce sull’ampia sterrata percorsa dall’Anello principale e dal sentiero n.OO RET. Deviando di pochi metri a destra si arriva sulla strada per Bruscoli che, presa a destra, porta subito alla Statale n.65 (l’attuale strada ricalca quella costruita dalla Repubblica di Firenze intorno al 1300, in alternativa alla via, control­lata dagli Ubaldini, che passava dal Passo dell’Osteria Bruciata). Pochi metri a sinistra vi è l’albergo, pochi metri a destra vi è invece l’esatto punto di valico (912 m).
Dal valico si prende a sinistra, per circa 50 metri, la strada per Firen­zuola e poi si imbocca a destra un sentiero ch sale fra un rimbo­schimento di abete poco a nord della cresta. Si attraversa un bosco, prima di faggi poi di abeti, e si su­pera una recinzione. Arrivati a una piccola conca erbosa si trascura un sentiero che scende a sinistra e se ne segue un altro, leggermen­te sulla destra, che raggiunge la cresta presso un piccolo ripetitore. Si sale lungo la cresta, per prati, sul limite del bosco che occupa il versante sud. Si entra in un bosco di faggi e si arriva a un grande pannello ripetitore. Quindi, prima fra boschi di faggi poi per prati, si segue una recinzione con paletti di cemento e si arriva alla prima cima del Monte Gazzaro (1118 m), ove è una grande croce con un altarino in pietra.
Sempre per cresta si arriva alla seconda cima del Monte Gazzaro (1125 m), dalla quale, evitando i dirupi che si aprono davanti, si discende per il sentiero che segue una aerea e ripida crestina sulla si­nistra. ln qualche punto occorre fare at­tenzione. Dopo un piccolo pianoro si riprende a scendere, sempre lungo la crestina al limite nord del dirupo del Gazzaro, nel bosco. Si supera così una selletta erbosa e si scende verso destra al casolare di Paracchia, dal quale parte a destra il sentiero n.50 RET per Marcoiano, seguito dall’Anello n.12. Si risale quindi a sinistra, per stradello, fino al Passo dall’Osteria Bruciata (917 m), antico luogo di sosta, su strada tracciata forse degli Etruschi.

Un alone di leggenda avvolge sia l’antica strada che il passo. Senza voler dare importanza alle voci che vorrebbero veder passare da qui Annibale durante la Seconda Guerra Punica, è certo che il valico era già conosciuto dai Romani e forse percorso da quella famosa Flaminia Minor il cui tracciato è ancora argomento di discussione per gli storici. Sicuramente, comunque, la strada per l’Osteria Bruciata ebbe grande importanza nel medioevo, quando divenne asse viario principale per viandan­ti e pellegrini che dalla Via Emilia volevano raggiungere Firenze e quindi Roma. Il nome “Osteria Bru­ciata” deriva da un’antica osteria, qui costruita proprio per i molti viandanti e pellegrini che attraver­savano il passo, incendiata perché divenuta covo di malfattori.
Dal Passo si staccano, e vanno tra­scurati, a destra il sentiero n.46 RET per S. Agata e a sinistra il sentiero n.723 RET per Castro S. Martino. Si riprende a salire per prati, fino alla cima del Monte Faggio all’Om­brellino (1056 m),dove si incontra l’Anello n.13 di S. Agata. Seguen­do il limite del bosco si obliqua leggermente a sinistra e, con alcuni saliscendi, si prosegue, sempre lun­go cresta, verso un gruppo di abeti. Raggiunta una stradella provenien­te da nord, la si lascia subito per continuare a destra, salendo per il crinale boscoso. A destra scende, poco oltre, il sentiero n.44 RET per S. Agata, seguito dall’Anello n.13.
Dopo una sella prativa, si riprende a salire attraversando un prato, un boschetto e una ripida zona erbosa. Si entra nel bosco che copre la sommità di Monte Castel Guerino (1117 m) e si aggira la vetta tenendosi sulla destra, pas­sando per uno dei migliori punti panoramici dell’escursione, ove la vista può giungere fino al Tirreno e all’Adriatico. Sulla cima del monte gli Ubaldini eressero una fortezza a difesa della strada del Passo dell’Oasteria Bruciata, la cosiddetta “Via Vecchia”;fortezza passata poi ai Fiorentini e demolita.
Si ridiscende la cresta boscosa, dapprima assai ripidamente, poi rasentando, sul lato nord, alcuni rimboschimenti di pino. In corri­spondenza di una ripida scarpata con rocce friabili si trascura un sentiero che scende a sinistra in di­rezione di una sottostante capanna della Forestale e si sale su Poggio Roncolombello (1016 m). Sempre per cresta si scende leggermente e quindi si risale alla vicina cima del Monte Piaggione (1041 m). Si attraversa il pianoro erboso della sommità tenendosi al centro del medesimo, evitando di scendere a nord. Rientrati nel bosco si scende assai ripidamente in direzione del Giogo, il cui ristorante è ora ben visibile, in basso. Con una secca curva a sinistra, fra pini, si esce su un sentiero più ampio che segue in quota il versante nord. Si prende a destra per questo sentiero, per cir­ca 200 m, fino ad un traliccio, dove giunge, da destra, una stradella (sentiero n.42 RET). Con questa
si confluisce su un’altra stradella forestale chiusa al suo termine con sbarra metallica. Subito al di là della sbarra si è al Passo del Giogo (882 m) in prossimità del ristorante. Dal Passo si prende la Statale a de­stra e dopo circa 30 metri si imboc­ca a sinistra una comoda stradella della Forestale chiusa ai veicoli, dopo circa 1 Km, da una sbarra metallica (la via prosegue, per circa 12 Km, seguendo pressappoco il crinale appenninico e arriva quasi alla Colla di Casaglia). ln questo primo tratto si incontrano, a destra, due sentieri RET per Grezzano, uno dei quali seguito dall’Anello n.14.
In tutta questa zona, soprattutto alle pendici del Monte Altuzzo, sono ancora visibili resti di camminamenti, trincee, postazioni tedesche e grossi crateri di bombe. Qui, infatti, dal 13 al 18 settembre 1944 la Quinta Armata Americana sfondò la Linea Gotica. Negli scon­tri andò completamente distrutto il manto forestale la cui completa ricostruzione non è ancora avvenu­ta. A ricordo dei caduti americani è stato eretto, lungo la statale del Giogo, sul versante mugellano, un monumento commemorativo.
La stradella forestale segnalata come sentiero n.OO RET supera una selletta con qualche ampia curva, fra prati, e raggiunge la località Prati Piani dove,a sinistra, si imbocca l’Anello n.15 per Badia di Moscheta. Il sentiero scende prima fra i prati, poi entra in una bella mulattiera e torna ancora su prati cespugliati. Quindi, piegando sulla sinistra, arriva alle case abbandonate di Pratelle. Si entra ora nella valletta
di Rio Pratelle, corso d’acqua che si costeggia a lungo. La zona è ricca di sorgenti, pertanto il sentiero è spesso allagato in caso di pioggia. Si prosegue verso un sovrastante castagneto e si arriva ad Osteto da dove, per strada, si raggiunge la Badia di Moscheta (569 m).
Fondata nel 1 034 dal Beato Rodolfo di Galigai, dell’Ordine Vallombrosano di San Giovanni Gualberto, la badia è stata più volte ricostruita. Della costruzione originaria resta solo un muro con un arco spezzato. La tradizione narra che il Galigai costruì un convento troppo vasto che fu distrutto dal vicino torrente, gon­fiatosi in seguito alle preghiere di San Giovanni Gualberto, fautore di una maggiore umiltà.
Presso l’antica Badia è stato allestito un confortevole punto tappa e si trova il Museo del Paesaggio Storico dell’Appennino. Sicuramente chi si ferma alla Badia di Moscheta non può non visitare il museo allestito nella badia stessa e organizzato in modo da consentire una progressiva lettura dei caratte­ri peculiari del paesaggio dell’Ap­pennino mugellano. Uno spazio è poi riservato ad esperienze conoscitive/percettive del mondo rurale nella sua globalità (geologia, flora, fauna).

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