Monte Ferrato

Area naturale del Monte Ferrato

Domenica 6 marzo 2011

Dislivello in salita : circa 500 mt

Il Monte Ferrato fa parte del pre – appennino pratese e riveste una particolare importanza per l’aspetto paesaggistico, la natura geologica, la vegetazione, i resti archeologici. Il gruppo montuoso del Monte Ferrato è formato da tre cime: il Poggio Ferrato (m. 420), massima elevazione, detto anche Monte Chiesino perché qui anticamente si trovava una piccola chiesa, poi prosegue nel Monte Mezzano (m. 398), sulle cui pendici si trovano le cave del serpentino o marmo verde di Prato e termina nel Monte Piccioli (m. 362). Questi tre colli si trovano su un contrafforte del Monte Javello che scende verso sud fra la Valle di Albiano e di Bagnolo e il Monte Le Coste (detto anche Spazzavento e sede del Mausoleo di Curzio Malaparte) e sono di origine vulcanica, costituiti da magma eruttivo formato dalla combinazione di molti minerali (magnetite, antigorite, cromite, quarzo, pirite) con particolari fenomeni di serpentizzazione: questo si traduce visivamente nella varia colorazione delle rocce, verdi, ferrigne, rossastre, violacee, addirittura esclusive di questa zona come il granito di Prato, il calcare di Figline (che racchiude numerosi fossili), la ranocchiaia.

ITINERARIO: L’itinerario per il Monte Ferrato ha come base di partenza il paese di Galceti, facilmente raggiungibile seguendo le indicazione per Vaiano e Vernio lungo la via Bolognese e poi per Galceti stessa, dove si trova un grande parco naturale aperto al pubblico con di fronte un vasto parcheggio; occorre aggiungere che oltre al parco naturale attrezzato dal Comune qui si trova anche il famoso Centro di Scienze Naturali.
Lasciata l’auto nel grande parcheggio che si trova di fronte al Parco Comunale, si entra dentro il parco stesso (siamo a 90 m. s.l.m.) e ci si dirige verso Villa Fiorelli per aggirarla sulla sinistra seguendo le indicazioni bianche e rosse del sentiero CAI n. 12. Si costeggia ora uno spiazzo e, andando ancora a sinistra, si sale attraverso la pineta sempre seguendo le segnalazioni che sono abbastanza evidenti. Il sentiero procede erto e ogni tanto vi arrivano alcune diramazioni da destra e da sinistra, ma occorre seguire il sentiero principale n. 12, sempre ben segnato: dopo circa 30 / 40 minuti sulla destra, in prossimità di una grossa roccia, si trovano alcune immagini sacre messe qui in segno di devozione e preghiera.

Proseguiamo ancora lungo il sentiero tralasciando le deviazioni che a destra ci condurrebbero agli altre due colli (Monte Mezzano e Monte Piccioli) e arriviamo, dopo circa 1 h. e 15 minuti di cammino, in vetta al Monte Ferrato, a 420 m. di quota: il monte è detto anche Monte Chiesino perché qui esisteva anticamente una piccola chiesa di cui ora restano solamente poche mura contraddistinte da una croce in legno che è sorretta da un vecchio tubo di stufa. Sul pianoro sommitale si trova anche un piccolo rifugio del CAI di Prato e una piccola croce di ferro infissa su un grosso masso: dalla vetta del Monte Ferrato, quasi una terrazza sulla pianura pratese e pistoiese, si gode di un panorama eccellente che spazia dalle montagne della foresta dell’Acquerino, al Monte Javello, alle vette più alte dell’Appennino tosco – emiliano ai monti della Calvana e, di fronte, oltre la vasta pianura che da qui ci appare come un immenso agglomerato urbano, le colline del Montalbano e i monti del Chianti.
Riprenderemo a questo punto il sentiero n. 12 che ci condurrà ai Monti Mezzano e Piccioli, li oltrepassiamo entrambi e in continuo saliscendi arriviamo alla strada asfaltata, il sentiero n. 12 prosegue dalla parte opposta della strada, proseguiremo fino ad incrociare il sentiero n. 10 che prenderemo verso destra. Dopo poco ci immetteremo di nuovo sulla strada asfaltata che percorreremo fino a ritrovare, ad un bivio, il sentiero n. 10. Lungo il percorso troveremo un piccolo cippo che indica il percorso ed un cartello che spiega come questo sia chiamato il sentiero di Malaparte proprio perché da qui si arriva alla sua tomba. Via via che si sale lungo il crinale il panorama diviene sempre più ampio fino a spaziare sulla Val di Bisenzio con Vaiano in primo piano. Il monte è brullo, pietroso e la vegetazione è molto scarsa: camminando arriviamo sulla vetta dello Spazzavento, noto su tutte le carte geografiche come Monte Le Coste (m. 531). Il Mausoleo ci appare protetto dai venti freddi del nord da un muretto ed è preceduto da una breve scalinata: la tomba consiste in un grosso sarcofago di pietra locale che reca incisi il nome Curzio Malaparte e l’anno della sua nascita (1898) e della sua morte (1957). Il Mausoleo è stato costruito nel 1961 per onorare la volontà dello scrittore che a suo tempo aveva detto ” vorrei avere la tomba lassù, in vetta allo Spazzavento, per sollevare il capo ogni tanto e sputare nella fredda gora del tramontano” e proprio queste parole sono incise sul monumento funebre insieme ad un’altra espressione dello scrittore “. . io sono pratese, sono orgoglioso di essere pratese e non vorrei essere nato se non fossi stato pratese”. La cima dello Spazzavento è a strapiombo sulla Val Bisenzio e proprio ai suoi piedi passa la ferrovia direttissima Firenze – Bologna: il panorama è vastissimo e spazia dalla Val Bisenzio ai monti della Calvana e alla città di Prato, città dalla quale la vetta si presenta con un caratteristico profilo aguzzo che impressionò anche Malaparte. La zona della vetta è arida, pietrosa, sottoposta al freddo vento di tramontana, ma ha un fascino particolare per la presenza del Mausoleo.
Adesso, continuando sempre su sentiero n. 10, in continua discesa arrieveremo a S.Lucia dove avremo lasciato qualche auto per riportare gli autisti a Galceti.

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